“Perché ho deciso di partire”

Questo blog nasce dalla necessità di raccontare qualcosa riguardo i posti in cui incappo e le sensazioni che mi ispirano. Aspettavo solo un’occasione propizia per concretizzare l’idea: ora esiste e si chiama “Indonesia“.

Sono qui dal primo novembre 2017 e ci resterò fino ad ottobre 2018 per svolgere il mio servizio civile, precisamente sull’isola di Nias a ovest di Sumatra. Cercherò di raccontare qualcosa riguardo questo posto e non solo, quello che faccio qui e le emozioni che provo con l’intento di esorcizzare la paura di tanti dello stare un po’ di tempo così lontani, soprattutto in quello che è a tutti gli effetti un terzo mondo, e di diffondere qualche informazione su questa terra così poco conosciuta e che sto imparando ad amare.

Non posso che iniziare dal principio, ossia dai motivi per i quali mi trovo qui. Ricordo come fosse ieri il terzo grado a cui sono stata sottoposta prima di partire e che includeva domande come “Chi te lo fa fare?”, “Non stai bene a casa tua?” e la gettonatissima “A che ti serve?”. L’ ultima è quella che mi mette più tristezza per tutto quello che nasconde dietro il suo aspetto innocuo: sottintende che qualsiasi cosa non rientri nel solito percorso nasci-cresci-studia-lavora-accumula soldi-vai in pensione-muori non abbia alcuna utilità, che decidere di fare qualcosa che non sia attestabile con un pezzo di carta con votazione annessa o che non sia perfettamente in linea con ciò che si è fatto prima non sia produttiva.

Ad ogni modo, è stato sempre difficile rispondere e spiegare qualcosa che per me è naturale come mettere un piede davanti all’altro quando cammino. Il motivo principale potrebbe essere la mia irrequietezza, quell’intima amica-nemica che si fa sentire quando è da troppo tempo che faccio le stesse cose e vedo gli stessi luoghi, che mi spinge a sfruttare qualsiasi occasione utile per andarmene a zonzo, per scoprire altri pezzi di mondo, conoscere persone, luoghi, cibi, usanze ma, in effetti, stavolta c’era molta più carne al fuoco: un anno dall’altra parte del mondo, in un continente a più di 15 ore di volo da casa mia con una lingua completamente nuova da imparare, in compagnia di una popolazione fisionomicamente diversa dalla mia e con una diversa scala di valori, un altro regime alimentare, circondata da altri sapori, altri odori, e non solo per viverci ma per dare una mano a chi qui vive in situazioni di disagio.

A dispetto del terrorismo psicologico riservatomi a cui ho accennato prima, non ho mai avuto un attimo di esitazione. L’unica cosa che il mio cervello riusciva ad elaborare era la possibilità di vivere quella che ai miei occhi non poteva essere altro che un’incredibile ed imperdibile occasione, un irrinunciabile viaggio dentro una cultura ed inevitabilmente dentro me stessa e non avevo alcuna motivazione valida per desistere: non un lavoro fisso, non una famiglia di cui occuparmi nè scadenze da rispettare se non quella della mia vita che scorre e non mi chiede altro se non di essere riempita di momenti, piuttosto che di cose che mi terrebbero relegata nel mio piccolo e limitato micromondo.
Mi sono chiesta, semmai, quali dovrebbero essere le motivazioni per dire di no ad una possibilità del genere: la paura di stare lontana da casa? Di non ritrovare tutto come l’ho lasciato? Di espormi a rischi a cui altrimenti non incorrerei? Purtroppo o per fortuna, nessuna di queste opzioni mi spaventa. Sento la necessità di conoscere tutto quello che è al di fuori dal mio solito ambiente e dalle mie abitudini, il bisogno di mettermi alla prova e vedere fino a che punto può spingersi il mio spirito di adattamento, quanto riesco a comprendere e condividere di ciò che è lontano da me.

La mia paura più grande è, al contrario, vivere giorni che si somigliano tutti fra loro, arrivare alla fine del mio tempo terreno e pensare che avrei potuto prendermi più cura della mia anima anziché inseguire stili di vita che non le dessero respiro.

Ho impiegato anni per trasformare il senso di colpa verso le aspettative inattese in accettazione della mia natura, anni per smettere di giustificare le mie scelte con motivazioni che non fossero semplicemente “è questo quello che voglio/non voglio”. Qualsiasi cosa ci sia dietro questo universo perfetto mi ha dotata della salute fisica e mentale, di una discreta adattabilità e di una buona dose di curiosità e il senso di colpa che potrei avvertire ora sarebbe, al massimo, quello di ignorare e sprecare questi doni.

Per tutto questo e molto altro, sono qui:

Qui mi prendo cura di me prendendomi cura degli altri, ridefinisco le mie priorità osservando i bambini ricavare tanto dal nulla, ricalibro i miei bisogni visitando famiglie che vivono con meno di un centesimo di quello che ho io. Metto una lente sulla mia vita, ed al termine di quest’ avventura non potrò che essere infinitamente più ricca di quanto non potrei mai essere restando “a casa”.

Da quando sono qui ringrazio il destino per il solo fatto di averne una, ma casa” è il posto dove so di poter tornare, non al quale incatenarmi.

La mia ovvia risposta alla domanda “perchè hai deciso di partire?” è quindi, tuttalpiù, un’altra domanda:

PERCHÈ NO?

Annunci

4 pensieri riguardo ““Perché ho deciso di partire”

  1. Eccomi, sono Chiara. Mi fa piacere ritrovarti qui e leggere tanti nuovi post sulle meravigliose esperienze che stai facendo.
    Decidere di stare lontano da quella che chiamiamo ‘casa’ richiede un certo grado di coraggio e non sempre gli altri sono in grado di capire una scelta come la tua. Se per loro è sinonimo di rischio per te è sinonimo di sfida. Mettersi alla prova vuol dire anche avere consapevolezza di se stessi e assecondare la propria natura. Ti auguro di abbracciare il mondo più che puoi e farti abbracciare da esso.

    Mi piace

    1. Grazie per aver letto l’articolo ed ancora di più per la tua risposta 😊 Ho impiegato 28 anni per capire che devo assecondare solo la mia natura senza considerare chi, per ovvie diversità di predisposizioni e prospettive, non può capirla. Finalmente ho deciso di “seguirmi”, e prendo il tuo augurio come uno dei più belli mai ricevuti. A te faccio tanti auguri per la tua nuova australian life da mamma 😍

      Piace a 1 persona

  2. Ho provato la sensazione di stare di fronte al mare e leggere il tuo libro… mi ha rilassato il tuo racconto… brava Mariangela♥️ Un bacione da Carmen😘

    Mi piace

    1. Ma magari avessi così tanto da dire da scriverne uno 😊 Ci penserò fra qualche anno, quando avrò accumulato un numero considerevole di cose da raccontare. Nel frattempo, grazie per aver letto questo articoletto 😚 Un bacione a te!

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...